I Liberatori

scritto da Fringuello
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volendo liberare altri rischiamo risultati controproducenti per noi.
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Testo: I Liberatori
di Fringuello

                              I LIBERATORI

L'isola era una vasta pianura, l’occhio spaziava fino all’orizzonte senza ostacoli di sorta. tutti i campi erano intensamente coltivati.

Nelle giornate chiare si coglieva tutt’intorno,lontano,la striscia sottile del mare. Al centro di quest’isola era un monte, sul quale sorgeva una città. A governare la città erano cinque vescovi-conti e sopra tutti un capo del consiglio dei nobili, che aveva il titolo di Programmatore. L’organizzazione sociale era improntata ad un vero e proprio sistema feudale, sotto il programmatore i vescovi-conti, subito dopo i sacerdoti, poi i cavalieri che comandavano l’esercito, e nel gradino più basso i contadini che come la terra appartenevano ai vescovi.

Nella città chiusa da alte mura, non mancava niente,viveri, tessuti,gemme,ogni ben di Dio. I sacerdoti celebravano la religione dell”idea” o altrimenti detta Autorità. I vescovi –conti avevano un Harem di venti donne ciascuno scelte fra le contadine del feudo, naturalmente le più belle. La religione dell’Autorità che governava questo mondo, prevedeva che le cariche fossero ereditarie ed andassero al primogenito maschio. L’ultimo gradino sociale era costituito dalle donne che contadine o nobili che fossero avevano soltanto il diritto di parlare fra di loro. I contadini dal canto loro, dovevano obbedire a qualsiasi ordine provenisse da una persona di casta superiore, e a volte venivano mandati di corvèe a costruire i nuovi palazzi dei vescovi. Ogni anno le genti del contado confluivano in massa nella città per partecipare alla grande festa dell’autorità. Lo spettacolo che riscuoteva più successo era lo scuoiamento in pubblico dei tre contadini che avevano avuto il peggior raccolto di quell’anno. Questa “misura” come previsto dal programmatore , incrementava di anno in anno la produzione agricola e di ogni tipo di bene. Di questo aumento di produzione il contadino non beneficiava in quanto invariabilmente il suo cibo era costituito da una fetta di lardo salatoe una pagnotta due volte al giorno.

Le eccedenze di produzione non consumate dalle classi alte venivano date ai maiali il cui allevamento era compito precipuo dei cavalieri.

Il contadino, o l’artigiano del contado non aveva diritto a null’altro che ai pasti che si è detto e non poteva disporre di proprietà alcuna che non fosse il vestiario.Oltre a questa non vi erano altre terre conosciute, e non si capirebbe la necessità dell’esercito se non ci fosse stato bisogno di mantenere sottomessi i contadini. Per non sprecare niente gli scuoiati della festa, vivi o morti che fossero venivano dati in pasto ai maiali, le loro famiglie invece avevano diritto ad essere regolarmente sepolte.

A tale ultima cerimonia partecipava tutta la comunità, vescovi compresi. Quanto al programmatore, questi era sempre chiuso nel suo palazzo dal quale usciva una volta all’anno per partecipare assieme a nobili e cavalieri alla caccia al contadino. Tale caccia consisteva nell’uccisione di dieci contadini ogni primo giovedì di primavera.

A causa di questo fatto i contadini dopo il lavoro si allenavano alla corsa. Nella comunità a parte i preti i vescovi-conti e i cavalieri, non vi erano obesi. Un giorno alla settimana era per tutti dedicato al riposo, però tale giorno dall’alba al tramonto i contadini partecipavano alle messe dei preti,inneggiando canti dedicati al programmatore e al grande creatore dell’hardware che si diceva stesse nei cieli. L’unica via d’uscita dei servi della gleba dalla loro triste condizione era la “grande lotteria”.infatti ogni anno veniva estratto a sorte il nome di un contadino o artigiano che cessava la vita grama e veniva nominato guardia del tempio dell’Autorità e scuoiatore capo o assistente scuoiatore a seconda dell’abilità dimostrata in tale compito. I cani ed i gatti erano animali sacri e venivano nutriti con i migliori cibi, avevano inoltre diritto ad eleggere un capobranco che partecipava come osservatore alle riunioni del gran consiglio.

Apposite sale di mungitura erano organizzate per le donne e il latte veniva bevuto a colazione dai nobili e dal clero, ai bimbi veniva dato latte di mucca o di capra. Per questo motivo molti di essi morivano, ma tutto ciò era stato previsto dal programmatore per mantenere stabile la popolazione. Si potrà capire che la vita in questo modo si svolgeva se non serena, con la massima regolarità e ognuno per forza di cose rispettava il suo ruolo. Vi era un minimo di diritti garantiti, come un periodo di riposo annuo di cinque giorni e il collocamento a riposo dei lavoratori anziani per tre anni al compimento del settantacinquesimo anno d’età, dopodiché venivano soppressi con una puntura letale.

Così fra la povera gente si viveva aspettando quel momento anche se preludeva alla morte ma essa pure era vista come una liberazione.

In questo mondo, che a noi che viviamo in un paese civile può sembrare assurdo e crudele se non disumano, nessuno aveva mai osato affrontare il mare. Ma un giorno tre contadini, per sfuggire a quell’inferno misero in mare una zattera, mettendo nel conto anche la morte e sfidando l’ignoto. Trasportati dalle correnti dopo tre mesi approdarono in una terra sconosciuta. I nativi del posto li accolsero benevolmente li sfamarono ed ospitarono nelle loro case.

Con meraviglia vennero a scoprire che in quel paese non vi erano autorità, se non provvisorie, elette democraticamente e con poteri che si limitavano ai beni comuni. In tale società i bimbi andavano in case chiamate scuole e imparavano strani segni. La gente mangiava ogni ben di Dio e lavorava il minimo indispensabile. Una volta impadronitisi della lingua i tre spiegarono la triste situazione della terra natia.

Il parlamento di Oceania, così si chiamava quella terra, approvò a maggioranza assoluta di inviare truppe nell’isola di provenienza dei tre al fine di instaurare la democrazia.Anche in questo paese vi era una religione, che veniva chiamata “dell’uguaglianza”e prescriveva pari diritti e doveri per tutti. Il parlamento approvò poi in via riservata anche un emendamento che testualmente diceva: le risorse per qualsiasi motivo utili all'economia di Oceania che si trovano nel territorio di quella spregevole dittatura, verranno da noi gestite nell'interesse dell'umanità e del progresso.

Dopo due mesi di navigazione le navi di Oceania approdarono all’isola di autorità. Sbarcati, si inoltrarono armati di tutto punto nella pianura, ma in prossimità della città l’esercito locale li intercettò e li sconfisse. La maggior parte di loro fu fatta prigioniera.

Il programmatore riunì il gran consiglio per decidere cosa fare dei prigionieri . Concordarono sull’idea che dovendo attendersi altri probabili sbarchi sarebbe stato utile far confluire nell’esercito i contadini del posto, e far lavorare come schiavi i prigionieri.

Fu così che seppure con una modalità imprevista il popolo di Oceania liberò la popolazione di Autorità.
Con un inopinato passaggio da una tipologia di scuoiamento a un'altra.
 

 

I Liberatori testo di Fringuello
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